I MALEDETTI VINI NATURALI E LE BUONISSIME BIRRE ACIDE

In Eventi Passati by Alessandro Pepe

 

Serata in cui si narrerà dell'eterna discussione tra il Romanazzi e il Meneghino sui vini naturali.

Dove Alessandra Viscardi cercherà di redimere la questione con una straordinaria selezione di birre acide e lambic.

Dove si berrà vino naturale fino a quando non se ne troverà uno buono (e la cosa può andare molto per le lunghe)

Dove forse si parlerà di tutto tranne che di vino.

¬†Forse organizzo questa serata perch√© non ce la faccio pi√Ļ a discutere con il Romanazzi. Ogni volta lui si presenta a me con un'etichetta rustica, disegnata dalla figlia del produttore o dal nome evocativo quale Anarchia o Kmzero e non capisco. Forse sono i vini 2.0, forse √® un'evoluzione palatale, una sensibilit√† figlia del progresso Glocal.
Ma prima dovrei presentarvi il Romanazzi, credo. Molti di voi gi√† lo conoscono,¬† √® il sommelier (o almeno lo era fino ad una settimana fa) di una buonissima trattoria/bistrot di piazza Epiro che si chiama appunto Trattoria Epiro. In mia presenza ama definirsi mio allievo ma non √® vero. Francesco (questo il suo nome) √® forse allievo del nostro comune maestro Paparello, ma pi√Ļ di tutti √® allievo di se stesso. Ha cominciato in cucina, poi √® passato ad antropologia ed infine si √® fatto fregare dal terroir, come tutti noi. Abbiamo viaggiato insieme in Piemonte ed in Toscana quando ancora si pensava di scrivere quel libro (non chiedete, che √® meglio) e da subito abbiamo iniziato a litigare, violentemente. Prima la disquisizione aveva pretese accademiche e volavano parolacce come Clifford Geertz, Van Gennep e la perdita della verginit√† culturale. Poi si √® passati alla critica tecnica, alla spiega dei vini e al confronto diretto. Stavamo scavando una trincea senza saperlo, lui da una parte a difendere con partigianeria il senso del luogo e l'identit√† locale io dall'altra a vendermi al miglior offerente cinicamente indifferente ai confini e siamo passati dallo scontro sui temi allo scontro sui palati.
E' come se le nostre idee si fossero fatte papille gustative, i nostri recettori odoriferi selettivi ed ora quando assaggiamo un vino, lo stesso vino, lui sente i fiori di campo e io 'secchio della monnezza al sole d'Agosto' (copyright Valerio Capriotti mentre descrive un dolcetto di Pino Ratto).
Perch√©? Per quale deformazione gestaltica non si riesce pi√Ļ a comunicare? E' vero, come una volta disse il Dott Zaccaria, che il gusto √® per antonomasia il senso meno comunicabile. Ma come pu√≤ essere che abbiamo sviluppato due alfabeti palatali cos√¨ diversi? Io la mia teoria ce l' ho ed ovviamente non √® a favore del Romanazzi. Mi piacerebbe, insieme a voi, discuterne, sfidare le nostre sensibilit√† nel tentativo di trovare un linguaggio comune, una larga intesa sul concetto di vino naturale.
Ed ecco la mia sfida.
Tutto mi √® stato pi√Ļ chiaro dopo aver parlato con Albert Grivault, Thierry Pillot e dopo aver visto 'Vita di Adele'. Monsieur Grivault, detto il duca di Meursault per i suoi modi galanti ed anci√©n regime, nel farci assaggiare uno splendido Perri√®re ci disse: vedete com'√® strano il mondo del gusto? Prima c'era il frutto ora ti spacciano per terroir l'esilit√† e l'acidit√† del vino. Thierry, giovane ed intraprendente vigneron di Chassagne, risponde indirettamente: in fondo √® una moda, negli anni '90 i vini avevano una Cote Sucr√© adesso va di moda la Cote Sal√©. Cos√¨ accade, da quarant'anni a questa parte, che un certo cinema francese risponde sempre allo stesso modo alla tracotanza dei blockbuster holliwoodiani: macchina a spalla, campo contro campo, camera stile fly on the wall e niente trucchi, niente inganni, cinema naturale appunto. Per√≤ poi quando lo assaggi, a parte l'ammirazione per la protagonista, la straordinaria tensione emotiva, il senso vorace delle carni e del cibo e l'intimit√† non violata ma partecipata, il film formalmente ha un gusto gi√† visto, banale, pigro, omologato. Parlo appunto di vita di Adele e di quei vini che dietro il concetto di naturale nascondono una vigliacca incapacit√† di dirsi unici, eccelsi o nobili, tutti aggettivi non di sinistra. Se Bazin fosse ancora vivo potrebbe scriverlo un saggio dal titolo 'Il cinema e il Terroir, storia di una falsificazione' ma per fortuna nostra √® morto. E allora eccoci qua, a vergognarci perch√© ci piace Dom Perignon, perch√© ci sono dei vini naturali che sembrano delle birre andate a male, a diffidare dell'onest√† intellettuale di alcuni vigneron veraci che si vendono come nati dalla terra e poi scopri che erano spietati broker nella Milano anni ottanta.
E le birre che c'entrano? Il fatto è che l'ultima tenzone tra me e il Romanazzi fu proprio alla Trattoria Epiro ed all'ennesimo sentore di lievito e gusto di birra acida di un vino torbido come una pozzanghera ecco comparire al tavolo un angelo (Alessandra Viscardi) che mi fa assaggiare una birra meravigliosa, lambic appunto, che aveva tutti i pregi di un vino 'naturale' ma non i difetti. Così mi son detto: riprendiamola questa discussione di fronte ad un pubblico/giuria e vediamo cosa ne viene fuori.
E' evidente che questo mio quadretto √® ingeneroso ed impreciso nei confronti di Francesco, ma a bella posta sono stato irriverente, per dare pi√Ļ sale alla tenzone.
Duca Romanazzi vi sfido ad un confronto virile sulla quistione del vino naturale. Che se naturale è di già la natura, invero alcuno bisogno non v'era di fare il vino naturale che naturale non può essere perché figlio dell'umana opera.
Romanazzi Francesco esca dai corridoi del Mamiani, istituto nel quale si è formato, per confrontarsi con la cruda legge del mercato e le menzogne ad essa connesse.
Compagno Romanazzi esci dal guscio settario in cui ti sei chiuso, protetto dagli olezzi fermentativi, dai brettanomyces, dalle retro etichette incomprensibili, da quello spirito da riserva indiana che fa tanto radical.
Contadino Romanazzi è venuto il momento di far venire a galla la feccia, di filtrare i depositi, di svinare il superfluo.
Agente vendite Romanazzi e' venuto il tempo delle verità: i conti aziendali da pagare del piccolo vigneron, la squallida legge di mercato che impone un distinguo al prodotto commerciale, il brand natural e tutto il marketing che ne consegue.
Luogo ed ora sono stabiliti. Sceglietevi i padrini (ad es: Gianmarco -Le Coste - sei libero quello giorno?) I vini possiamo anche sceglierli il giorno stesso.
e alla salute dei grandi vini (pochi ahimè!)
per info e prenotazioni: winetasting@nullsalumeriaroscioli.com

 

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